La Prescrizione dell’Assegno Bancario

I pagamenti effettuati mediante assegno bancario o assegno circolare sono molto frequenti. In particolare, l’assegno bancario è quello strumento di pagamento che consente a colui che lo emette – che è anche titolare di un conto corrente – di disporre il pagamento di una somma di denaro a se stesso oppure ad un altro soggetto.
Anche l’assegno circolare è un titolo di credito “a vista” con cui una banca (emittente) promette di pagare una determinata somma di denaro in favore di un altro soggetto che viene definito “beneficiario”.

Anche l’assegno bancario e l’assegno circolare sono soggetti alla prescrizione prevista dal nostro ordinamento giuridico.

La prescrizione dell’assegno bancario e dell’assegno circolare: le differenze

La fondamentale differenza tra la prescrizione dell’assegno bancario e quella dell’assegno circolare si sostanza nei termini. In particolare, nel caso di emissione di un assegno bancario, il debito può essere richiesto entro sei mesi. Decorso inutilmente il citato termine, l’assegno bancario si considera prescritto. Diversamente, nel caso di emissione di un assegno circolare, il debito può essere richiesto entro un mese. Decorso inutilmente tale termine, l’assegno circolare si considera prescritto.

La prescrizione dell’assegno bancario: la normativa

La prescrizione dell’assegno bancario è disciplinata dall’articolo 75 del Regio Decreto 1736/1933. Il Legislatore, nella citata normativa, ha stabilito che tutte le azioni di regresso (ovvero quell’azione che spetta al portatore oppure a chi ha pagato il titolo di credito nei confronti del girante avente la funzione di ottenere il pagamento della somma contenuta nel titolo) effettuabili nei confronti dei giranti, del traente o degli altri obbligati in solido sono soggetti al termine di prescrizione di 6 mesi. Tale termine deve essere calcolato dal giorno in cui scade il termine fissato per presentare l’assegno fino al giorno del pagamento dell’assegno stesso.
Per completezza, riportiamo l’articolo 75 del Regio Decreto 1736/1933 per meglio specificare la decorrenza dei termini di prescrizione previsti per l’assegno bancario: “Il regresso del portatore verso i giranti, il traente e anche gli altri obbligati ha tempi di prescrizione pari a 6 mesi dal termine di incasso. Le azioni di regresso fra i diversi obbligati (a norma di legge) al pagamento dell’assegno della banca gli uni contro gli altri hanno prescrizione in 6 mesi a partire dal giorno nel quale l’obbligato ha effettuato il pagamento dell’assegno bancario o dal giorno nel quale l’azione di regresso è stata attivata contro di lui. Esiste anche l’azione di arricchimento che è prescritta entro un anno a partire dal giorno della perdita della azione che dunque nasce dall’assegno”

Infine, ai sensi dell’art. 76 del Regio Decreto 1736/1933, “L’interruzione della prescrizione non è valida contro la persona rispetto a cui quale è stato notificato l’atto interruttivo”.


L’assegno bancario come titolo esecutivo


Da tutto quanto premesso, si evince che il soggetto che agisce rispettando i termini previsti dalla Legge, ben potrà utilizzare l’assegno bancario come titolo esecutivo per esercitare l’azione diretta oppure l’azione di regresso. All’uopo, dovrà allora notificare l’atto di precetto insieme all’assegno bancario. Solo in questo modo potrà azionare e dare inizio alla procedura di espropriazione forzata che si concluderà con il pignoramento, con la vendita dei beni pignorati e con la distribuzione del ricavato a favore del creditore procedente.

 

Cosa accade se sono decorsi i termini di prescrizione?

Qualora siano già decorsi i termini di prescrizione stabiliti dalla Legge, il creditore che voglia ottenere il soddisfacimento del proprio credito, dovrà procurarsi un titolo esecutivo esercitando l’azione extracambiaria. In questo caso, l’assegno bancario assumerà i connotati di una vera e propria promessa di pagamento tramite cui si potrà ottenere – azionando una procedura monitoria – un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo strumentale all’avvio dell’esecuzione forzata.

La prescrizione dell’assegno circolare: i termini

Stabilisce l’articolo 84 comma 2 che “Il possessore decade dall’azione di regresso, se  non  presenta  il titolo per il pagamento entro trenta giorni dall’emissione.   L’azione contro l’emittente si prescrive nel termine  di  tre  anni dall’emissione”.
Ciò vuol dire che, se riceviamo un pagamento mediante assegno circolare, abbiamo tre anni di tempo per riscuotere l’importo mediante versamento della somma su conto corrente oppure cambiandolo in contanti.
Decorso inutilmente tale termine senza che il possessore dell’assegno circolare abbia esperito l’azione di regresso, l’importo indicato nell’assegno stesso viene segnalato al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Solo in seguito l’importo non riscosso viene versato nel Fondo depositi dormienti.

La prescrizione decennale dell’assegno circolare: casi particolari

Abbiamo appena puntualizzato che il termine di prescrizione per esercitare l’azione di regresso in caso di assegno circolare è di tre anni dalla sua emissione.
La Legge, però, prevede un caso particolare. Può accadere, infatti, che partecipando  ad un’asta giudiziaria si richieda l’emissione di un assegno circolare.
Ebbene, in questo caso specifico, cosa accade se non utilizziamo l’assegno e se non ne richiediamo il rimborso? In tale fattispecie, il Legislatore ha previsto un termine di prescrizione più lungo. La prescrizione, in tal caso, è di 10 anni: detto termine inizia a decorrere dal momento in cui l’assegno circolare è stato emesso. Ciò vuol dire che avremo 10 anni per richiedere il rimborso di denaro che abbiamo consegnato alla banca a seguito dell’emissione di un assegno circolare.

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